Intervista a Anna Scavuzzo

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La vicesindaco ha un sorriso naturale e una voce amichevole, di quelle che smussano gli angoli. E’ una donna che non ha paura di fare le cose

Anna Scavuzzo, assessore all’educazione, è anche vicesindaco. All’inizio ho pensato che venisse attribuita più importanza al primo ruolo rispetto al secondo ma dopo l’incontro mi sono fatta l’idea che mentre il vicesindaco è come una sfaccettatura della carica di sindaco, la controfigura dell’attore, l’assessore all’educazione è invece un’autorità che non è l’ombra di un’altra, ha con compiti più definiti e reali. E poi, trovo le responsabilità dell’assessore più interessanti – probabilmente perché mi riguardano così da vicino.

E’ stato tutto molto informale. Durante gli incontri a Palazzo Marino vedere quelle figure di solito incorniciate nel quadratino della mia televisione accanto a me, sorridenti e molto simili a noi, mi ha fatto capire che non erano prodigi e non che avevano avuto una vita così tanto diversa da quella di tutti gli altri.

Eravamo in una sala più piccola di quella della Giunta, un ufficio con delle scrivanie caotiche e un bel dipinto molto grande. Al tavolo eravamo solamente noi ragazzi della Ojetti, le professoresse, la vicesindaco.

Devo dire che è stato generalmente semplice interagire con Anna Scavuzzo. Aveva un naturale sorriso e una voce amichevole, di quelle che smussano gli angoli degli scorbutici e mettono a proprio agio la gente.

Ci ha raccontato che in passato – neanche troppo lontano – faceva l’insegnante, e si era buttata in politica senza nessuna esperienza rilevante. Un fatto che mi rincuora, perché dimostra che ci si può buttare di pancia nelle cose senza provocare un disastro.

Ha frequentato il liceo scientifico, nonostante il padre volesse per lei il classico e si è laureata in Fisica, scegliendo questa materia anche per la sua difficoltà. Ha lavorato per un decennio in azienda prima di applicare le sue conoscenze alla docenza (una passione ancestrale, che hanno avuto madre, sorella, cognato e nonna prima di lei), nella primaria e poi, dopo il conseguimento alle superiori. Ha insegnato in un Istituto Tecnico per ottici e poi al liceo scientifico. In questo periodo è entrata nel Consiglio Comunale (che comprende 48 membri e il Sindaco) di cui ha fatto parte per 5 anni, gli ultimi dei quali come consigliere metropolitano. Si è ricandidata con le nuove elezioni, riuscendo a vincere e a entrare a far parte della giunta del sindaco. Con l’arrivo dei nuovi assegnamenti ha scelto di rinunciare alla carriera scolastica perché il tempo era mangiato dagli impegni, e ha preso un anno di aspettativa per mandato amministrativo.

Ci racconta il suo ruolo, questa donna che non ha paura di fare le cose, e ci dice di come i compiti delle due cariche siano molto diversi. Un vicesindaco sopperisce all’impossibilità del sindaco di essere onnipresente. Partecipa a cerimonie e consigli al posto del sindaco, fa da rappresentante delle istituzioni. Sindaco e vicesindaco si alternano l’uno all’altro anche per i momenti di tempo libero, in modo che uno dei due sia sempre raggiungibile. Un assessore all’educazione si occupa di scuola, università, politiche giovanili, dialogo e legami con i docenti, accessibilità, della ristorazione scolastica. Un assessore porta avanti le idee indicate dal consiglio, ed è quello che fa Anna Scavuzzo.

Le scuole in legno

Una bella idea. Ma le faremo per davvero?

Insieme all’assessore ai Lavori Pubblici Gabriele Rabaiotti, Anna Scavuzzo si occupa anche di edilizia scolastica. I due desiderano investire di più nelle riparazione delle scuole che cadono a pezzi. Per questo si è anche pensato di organizzare dei giorni in cui potrebbero essere i genitori, oppure i ragazzi,  ad aiutare nelle ristrutturazioni collaborando a lavori come la verniciatura delle pareti.

Nel 2012 Anna Scavuzzo ha portato nel vecchio Consiglio i progetti di scuole in legno realizzati in altre città.

Quando io ho parlato di questo progetto ai miei compagni, credo, dal modo in cui hanno reagito, che nelle loro teste si fosse visualizzata la spiacevole incarnazione di quello che immaginano essere l’edificio in legno: una casetta degli attrezzi, oppure una palafitta. Di certo non una scuola.

Ma una scuola di legno, c’è da dire, ha molti vantaggi. Con la flemma con cui si muovono le cose di questi tempi il fattore velocità è da considerare. Una scuola in legno sarà in ogni caso più rapida da realizzare rispetto ai mostri di cemento armato squadrati in cui i ragazzi si trascinano oggi. Inoltre, il legno offre la possibilità di avere luoghi molto più adatti e un impatto ambientale notevolmente minore.

L’dea delle scuole di legno è buona,  lo sforzo realistico e concreto. Ho però paura che al progetto scuole di legno verranno tagliate le gambe prima del traguardo dalla stessa flemma di cui scrivevo prima. Ho visto il mio asilo e poi le mie elementari (Via Viscontini 7) venire chiuse e messe in lista per l’abbattimento e la ricostruzione. Ma ora, ad anni di distanza, quei cancelli sono ancora chiusi. Eppure, la Viscontini doveva essere ricostruita in legno. È quindi effettivamente difficile credere che qualcosa possa davvero accadere.

Tormentone ristorazione

C’è poi lo scottante tema della ristorazione. Oh, se c’è un tema per il quale combattiamo con passione e audacia, quello è il cibo. Ma l’assessora è stata vaga

Non ho mai conosciuto una sola persona a cui piace il cibo di Milano Ristorazione. Possiamo dirne di tutti i colori su quest’argomento. Probabilmente siamo anche ingiusti. Certamente esistono coloro che trovano Milano Ristorazione soddisfacente.

In ogni caso, sia chiaro che non è che gli alunni rinnegano la mensa solo perché sono capricciosi ragazzini che non vogliono le verdurine.

Quando una fanciulla della nostra piccola delegazione ha messo la questione sotto gli occhi dell’assessora questa è stata vaga. La verità è che ciò che c’era da fare è già stato fatto: una Commissione per la mensa;  e poi un rimprovero a noi perché protestiamo un po’ troppo quando abbiamo già tanto. La Milano Ristorazione serve tutte le scuole di Milano. Il risultato? Viene ammesso che è complicato gestire un tale numero di scolari. Ma allora, se occuparsi di un’intera città è così complesso e sfocia in tutto ciò, perché lo fanno?